DI NOTTENon si passeggia più
ci si annida.
I passanti
sbirciano furtivi
dagli spigoli delle
case chiuse
prima di attraversare,
pronti,al minimo fruscio,
a lasciare di sè
solo una porta
sbattuta in fretta
dietro le spalle.
Solida quercia nera.
Le luci
fotografano
piazze disadorne e sciatte
e i fari delle auto
sono occhi di belva
nella savana.
E allora
Io,
picchio forte
il piede
sull asfalto.
L'aria stagnante
me lo rimanda decuplicato
multiplo oltraggioso.
E' una marcia ,la mia.
Suola sbattuta
tra pozzanghere
e cartacce.
E parlo
ad alta voce
e grido
e canto,
a squarciagola,
canzonacce
che non credevo di conoscere.
Qualche finestra si accende,
qualche eroe sporge
il naso annebbiato
dal sonno.
Qualcuno ha già chiamato
CHI DI DOVERE,
e sirene lupesche
si avvicinano
in lontananza.
Ma sono
già un'ombra
tra le ombre.
Stanco,però
di non trovare
mai nessuno
nel Buio.
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